Negli ultimi anni, all’interno dei complessi scenari del crimine organizzato transnazionale, sembra essersi consolidato un modello basato su reti informali capaci di mettere in comunicazione mondi apparentemente lontani: i cartelli messicani della droga e i network cinesi di riciclaggio (CMLN — Chinese Money Laundering Networks). Il legame tra queste due realtà è divenuto oggi uno degli snodi fondamentali del crimine organizzato globale: da un lato, il potere economico dei cartelli e la loro disponibilità di enormi quantità di contanti in dollari; dall’altro, la domanda di valuta estera da parte di segmenti di clientela interessati a eludere i rigidi controlli sui capitali imposti da Pechino.
Lo advisory FinCEN “FIN-2025-A003”, pubblicato il 28 agosto 2025 dal Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN), la rete federale statunitense per il contrasto ai crimini finanziari del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e intitolato FinCEN Advisory on the Use of Chinese Money Laundering Networks by Mexico-Based Transnational Criminal Organizations to Launder Illicit Proceeds, ha messo in evidenza come le reti di riciclaggio di matrice cinese non siano una mera variante del money laundering tradizionale, ma configurazioni operative che possono intrecciare vulnerabilità istituzionali e forme sofisticate di arbitraggio regolamentare, con implicazioni anche geopolitiche.

(Foto: Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti a Washington)
Il meccanismo è relativamente semplice, eppure geniale nella sua efficacia. Detto in estrema sintesi, i cartelli messicani hanno un problema: trasformare montagne di dollari, provenienti dal narcotraffico, in valore immediatamente pronto all’uso. Allo stesso tempo, cittadini e imprese cinesi hanno un altro problema: ottenere dollari o trasferire ricchezza fuori dalla Cina, eludendo il tetto annuo imposto dal governo.
Le reti cinesi di riciclaggio, a loro volta, agiscono da soggetti intermediari, comprando i dollari dei cartelli e fornendo in cambio yuan (RMB) attraverso circuiti informali di trasferimento di valore. In questo modo:
I cartelli risolvono il problema del trasporto e della conversione;
I clienti cinesi ottengono valuta estera per acquistare beni o investire all’estero;
Le reti monetizzano soprattutto sul differenziale di cambio e sul servizio di accesso alla valuta estera, riuscendo spesso a offrire condizioni economiche più vantaggiose rispetto ad altri riciclatori professionali e rafforzando così il proprio ruolo nello scenario transnazionale.
Una dinamica, che mostra come norme pensate per rafforzare la sovranità economica (controlli valutari in Cina, limiti sui depositi in USD in Messico) abbiano, da ultimo, creato le condizioni per la formazione di un “mercato nero” regolato da attori criminali.

(Foto: mappa USA–Messico–Cina con frecce finanziarie)
Le tipologie di riciclaggio sfruttate dalle CMLN sono sofisticate e multidimensionali. A questo riguardo, il FinCEN richiama alcune tipologie ricorrenti e particolarmente funzionali all’operatività delle CMLN:
Mirror transactions e IVTS: attraverso sistemi informali di trasferimento di valore (Informal Value Transfer Systems), reti parallele operano transazioni speculari. Ossia a dire, una riceve i dollari dai cartelli negli Stati Uniti, mentre una controparte in Cina o in Messico consegna la valuta locale equivalente. Non serve trasportare fisicamente il denaro, perché i saldi si bilanciano attraverso un sistema di contabilità occulta;
Money mules e insider: gli operatori reclutano studenti internazionali, migranti e persone vulnerabili sotto il profilo economico per aprire conti correnti, depositare somme ingenti e movimentare fondi in modo apparentemente pulito. In alcuni casi vengono utilizzati documenti falsi oppure complicità interne alle istituzioni finanziarie. Il profilo tipico è comunque sempre quello di un soggetto formalmente a basso reddito, il quale movimenta somme sproporzionate rispetto al proprio tenore di vita;
TBML e circuiti riconducibili al daigou: Il Trade-Based Money Laundering sfrutta il commercio internazionale come veicolo per spostare valore. Le reti acquistano beni ad alto valore e facile rivendibilità, come apparecchi elettronici, beni di lusso e veicoli, utilizzando fondi in contanti, per poi esportarli verso mercati esteri. In questo contesto, la Financial Trend Analysis collegata alla advisory richiama la sovrapposizione con circuiti commerciali informali riconducibili al fenomeno del daigou, nei quali gruppi di acquirenti operano per conto terzi trasformando valore finanziario in merci successivamente rivendute (anche con sovrafatturazioni o ricarichi anomali). In tal modo, il denaro dei cartelli viene reinserito nel circuito economico sotto forma di valore "legittimo".

(Foto: Esempio di uno schema semplice di riciclaggio basato sul commercio [TBML])
Un esempio emblematico di quanto sin qui detto è l’Operazione Fortune Runner, un’indagine federale condotta negli Stati Uniti che, secondo gli atti dell’accusa, ha portato alla luce una rete sino-messicana ritenuta capace di riciclare oltre 50 milioni di dollari per conto del Cartello di Sinaloa. Secondo la ricostruzione investigativa resa pubblica dagli inquirenti, l’inchiesta evidenzia la complicità di operatori di stanza a Los Angeles, il ruolo di studenti reclutati come money mules e l’uso combinato di conti bancari, strumenti finanziari e in alcuni casi criptovalute.
La catena seguiva quattro fasi e mostra in maniera nitida la perfetta interconnessione oggi esistente tra i differenti ambiti delle economie criminali globali:
1) produzione e vendita di droga; 2) consegna del denaro (dollari) agli operatori cinesi; 3) conversione dello stesso in beni e trasferimenti finanziari; 4) redistribuzione ai clienti cinesi.
(Video: Le dichiarazioni della Direttrice della DEA Anne Milgram all'epoca dell'Operazione Fortune Runner)
Il FinCEN “FIN-2025-A003” individua, inoltre, tre specifiche fragilità sistemiche, che favoriscono l’espansione di queste reti:
Rigidità dal punto di vista normativo: i controlli valutari in Cina e i limiti sui depositi di USD in Messico creano, da ultimo, spazi per mercati illegali di cambio;
Onboarding bancario debole: l’uso di identità false e la vulnerabilità economica di coloro che emigrano rendono possibile l’apertura di conti correnti con scarsi controlli;
Opacità del commercio internazionale: società di comodo e catene di trading companies nascondono i flussi reali di merci e valore.
Queste vulnerabilità, sommate alla cronica lentezza della cooperazione giudiziaria internazionale, rendono difficile il tracciamento dei flussi e di conseguenza lo smantellamento delle reti criminali che li dirigono.
Mettendo temporaneamente da parte l’analisi puramente criminale e finanziaria, emerge con maggiore nitidezza l’impatto concreto che queste dinamiche producono sulle comunità diasporiche coinvolte. È il caso, ad esempio, di molti studenti cinesi all’estero che, spinti dalla necessità di integrare il proprio reddito, finiscono per essere intercettati e reclutati come manodopera marginale all’interno di circuiti illeciti. In numerosi casi non si tratta di soggetti pienamente consapevoli del contesto criminale in cui vengono inseriti, ma di pedine funzionali, facilmente sostituibili, esposte a rischi legali e personali sproporzionati rispetto al ruolo effettivamente ricoperto.
Alcuni subiscono pressioni o ritorsioni, altri entrano volontariamente nei circuiti attratti da guadagni facili. Questo fenomeno pone, dunque, un dilemma dal punto di vista etico: come distinguere tra vittime e complici? Come rafforzare la compliance senza alimentare discriminazioni etniche o stigmatizzare intere comunità?
Dal lato delle raccomandazioni, il documento del FinCEN invita le istituzioni finanziarie ad adottare una serie di misure operative e di coordinamento volte ad interrompere i canali utilizzati dalle CMLN:
potenziare i sistemi di allerta automatizzati e le capacità analitiche per riconoscere pattern sospetti di TBML;
rafforzare le procedure di verifica documentale e la due diligence in fase di apertura dei conti per ridurre la possibilità che money mules e soggetti con identità contraffatte operino indisturbati;
utilizzare codifiche specifiche nei report di attività sospette (per esempio, il codice indicato nella advisory: “CMLN-2025-A003”) per rendere più efficiente il tracciamento e l’aggregazione di segnalazioni omologhe e intensificare la cooperazione internazionale e lo scambio informativo tra autorità di vigilanza, forze dell’ordine e organizzazioni finanziarie, in modo da collegare tempestivamente indizi che, presi isolatamente, resterebbero opachi.
Il documento sottolinea, inoltre, che queste misure tecniche devono inserirsi in una strategia multilaterale più ampia, rischiando, i soli interventi repressivi, di risultare inefficaci se non accompagnati da politiche economiche e regolamentari coordinate in grado di ridurre gli incentivi e gli spazi operativi, che generano la domanda per canali informali di trasferimento di valore.

(Foto: Mappa globale con flussi finanziari)
Nonostante i progressi compiuti, permangono questioni irrisolte e aree di forte incertezza che compromettono l’efficacia delle contromisure. Per esempio, sebbene la advisory segnali l’uso di criptovalute come possibile canale in alcune varianti delle mirror transactions, resta aperta la questione della loro incidenza relativa e della loro crescente sistematicità rispetto ad altri vettori. Allo stesso modo, non è ancora chiaro quale peso reale rivestano i paradisi fiscali in Asia e Medio Oriente nel rendere opachi i flussi, né quale percentuale dei proventi dei cartelli transiti effettivamente attraverso le CMLN rispetto ad altri canali.
L’assenza di risposte robuste a questi interrogativi alimenta il rischio che le politiche di contrasto restino frammentarie e reattive anziché sistemiche. A questo si somma il fenomeno dell’arbitraggio normativo, ossia il differenziale tra regole rigide in alcune giurisdizioni e deregolamentazione in altre, che continua a creare spazi operativi favorevoli per network criminali sempre più sofisticati. Senza un approccio coordinato di ricerca, scambio informativo e armonizzazione normativa, le misure isolate rischiano di colpire solo i sintomi, lasciando intatto l’ecosistema che genera domanda e opportunità per questi canali.
Il legame tra cartelli messicani e reti cinesi di riciclaggio rappresenta uno snodo cruciale nel nuovo capitalismo criminale globale. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non siamo in presenza di un mero fenomeno finanziario, bensì di un intreccio che coinvolge politiche monetarie, regolazioni commerciali e comunità diasporiche vulnerabili. Per affrontare tale intreccio, occorre ripensare non solo gli strumenti di contrasto, ma anche le politiche economiche che finiscono per generare domanda di circuiti illegali. In un mondo in cui il denaro attraversa frontiere invisibili, le linee di difesa non possono più essere nazionali, ma devono necessariamente divenire transnazionali.
...
Credit Photo: Financial Trend Analysis; Sealy j; Anthony Cohen; Trade-Based Money Laundering and Natural Resource Corruption; Drug Enforcement Administration (DEA); Socrates.
Denaro dei cartelli, domanda di valuta estera e reti cinesi di riciclaggio: come le CMLN trasformano contanti in valore “legittimo” tra IVTS, TBML e money mules.
Un’analisi sulle trasformazioni del mercato europeo della cocaina, basata sul confronto tra una fonte confidenziale, dati ufficiali EUDA/EMCDDA, UNODC ed Europol e documentazione giudiziaria.
La cooperazione tra il Primeiro Comando da Capital (PCC) e il Cartello dei Balcani ha ridefinito per anni le rotte della cocaina tra il Sud America e l’Europa, finché il caso Zarko “Lika” Pilipović no...